Michele Concas è socio fondatore di Roma Sotterranea, l’associazione culturale nata nel 2000 per esplorare, studiare e documentare il mondo ipogeo della Capitale. Psicologo di formazione, con un master in economia alla Luiss e una carriera nella consulenza organizzativa alle spalle, Concas ha fatto del sottosuolo la propria missione, prima come esploratore, poi come professionista e divulgatore. Con lui ripercorriamo venticinque anni di scoperte, dai canali di Villa Medici ai condotti idraulici del Colosseo, fino al valore strategico che il sottosuolo può avere per le nostre città.
Chi è Michele Concas
Per cominciare, ti chiediamo di presentarti: nome e cognome, chi sei e cosa fai nella vita.
Mi chiamo Michele Concas e sono socio fondatore di Roma Sotterranea, l’associazione culturale. Mi occupo anche della parte professionale, quindi della Srl: tutte le attività legate allo studio del sottosuolo, all’ingegneria, al recupero dei dissesti.
A proposito: la tua formazione è quella di psicologo?
Sì, ho una laurea in psicologia — diciamo lo psicologo del quotidiano. Poi a un certo punto ho pensato che fosse più divertente fare qualcosa di diverso che ascoltare i problemi delle persone, così ho fatto un MBA alla Luiss e sono andato a lavorare in consulenza. Ho costruito tutta la mia carriera nell’ambito dell’organizzazione, negli istituti di credito: Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi. Mi sono sempre occupato di organizzazione, quindi di best practice, efficientamento dei processi, KPI — cose che apparentemente non c’entrano nulla con i sotterranei. Ma avevo fondato Roma Sotterranea nel 2000, e le due strade sono andate avanti insieme: la formazione nell’impostazione di un’azienda, il metodo, la struttura, mi hanno aiutato tantissimo anche nel costruire l’associazione. Insomma, alla fine un po’ ci si confonde, ma è tutto collegato.
E la passione per la speleologia? È nata da bambino o è arrivata più avanti?
La passione per la speleologia nasce con le mie origini. Sono sardo, e in Sardegna ci sono le grotte più belle almeno del continente europeo — le più antiche, le più ricche di concrezioni. È abbastanza normale, in quel contesto, praticare questa disciplina. Quando sono arrivato a Roma per gli studi, questa passione per le grotte naturali si è spostata verso gli ambienti artificiali, anche perché il Lazio è una terra geologicamente giovane, che non possiede grotte concrezionate paragonabili: sono budelli piuttosto profondi, freddi, poco “confezionati”. L’interesse per l’archeologia era superiore, e così la passione si è spostata sull’ambiente sotterraneo di Roma. In fondo tutti noi — almeno i soci fondatori, che ci siamo incontrati al Club Alpino Italiano — nasciamo come speleologi naturalisti, poi abbiamo trasferito l’esperienza di corda e di progressione in ambienti piccoli al settore archeologico. È stato un grande passaggio: da un ambito puramente sportivo a uno che richiedeva di approfondire temi come la geologia e l’archeologia.
C’è un legame tra scavare sotto terra e scavare nella mente, da psicologo?
Lo condivido e ci credo: dai sotterranei della mente siamo arrivati ai sotterranei della capitale. Lo dico sempre un po’ scherzando, ma è vero.
La nascita di Roma Sotterranea
Ci raccontavi di un incontro al Club Alpino Italiano tra i futuri fondatori di Roma Sotterranea.
È nata proprio lì, durante un corso, tra i vari soci fondatori. Ci siamo incontrati al Club Alpino Italiano e facevamo speleologia; a un certo punto è nata l’idea di andare a esplorare la città. Ognuno ha messo a disposizione le proprie competenze: io avevo quelle sulla progressione su fune e sul rilievo sotterraneo, mentre c’era qualcuno di romano che — lo dico sempre scherzando quando facciamo il corso introduttivo — conosceva i tombini giusti.
Non siamo partiti con una vision precisa, anzi: non avevamo alcuna idea di dove saremmo arrivati, vedendo dove siamo oggi. Ci muoveva solo una grandissima curiosità per il mondo sotterraneo, la passione per l’archeologia e per la speleologia urbana. E poi siamo stati fortunati: l’associazione è nata nel 2000, in un contesto in cui normative sulla sicurezza come il D.Lgs. 81/08 non esistevano ancora, o erano molto meno stringenti. Avevamo quindi la possibilità di spaziare molto di più rispetto a oggi, quando tutto è circostanziato all’interno dei cantieri. C’era chi conosceva i luoghi giusti, i tombini giusti — lo dico scherzando — e abbiamo avuto accesso a una quantità di luoghi che oggi non sarebbe più possibile, in una fase iniziale molto curiosa e istintiva. Poi è arrivato tutto un percorso formativo che ci ha cambiati nel tempo, ma all’inizio c’erano solo l’entusiasmo e la passione per la scoperta e la conoscenza del mondo sotterraneo.
Qual era l’accezione che sentivate più vostra: custodi del patrimonio, divulgatori, o semplicemente esploratori?
Ci siamo sempre considerati, in tutte e tre queste vesti, prima di tutto esploratori. E per fortuna lo siamo ancora oggi, perché c’è ancora tanto da esplorare: pur avendo 26 anni di attività in questo settore, ogni tanto ci sorprendiamo ancora, perché si ritrovano luoghi che non erano conosciuti.
Per quanto riguarda la divulgazione, siamo gli occhi di diversi enti, tra cui la Soprintendenza — lo siamo stati anche per la Sovrintendenza statale — nei luoghi dove gli archeologi non possono entrare per evidenti difficoltà di accessibilità. Noi entriamo per documentare, per studiare, e poi riportiamo in superficie alle persone che fanno l’analisi le evidenze di questo mondo sotterraneo, per fornire un quadro complessivo più ampio dei vari siti. In questo senso ci consideriamo ancora dei divulgatori.
Come custodi, invece, ci proviamo, con risultati più contenuti. Ci piacerebbe poter restituire al pubblico, alla collettività, questi siti meravigliosi, che oggi sono per lo più riservati alla visione degli addetti ai lavori. Il percorso di fruizione è purtroppo molto complicato, sia per la natura dei siti sia per le norme sulla sicurezza, ma in qualche caso ci riusciamo. Quindi sì, siamo un po’ tutte e tre le cose insieme: esploratori, divulgatori e, quando possibile, custodi.
Venticinque anni di crescita: dall’associazione alla Srl
L’associazione nasce nel 2000. Dal 2000 al 2026 sono passati 25 anni: raccontaci per tappe le conquiste di Roma Sotterranea, dalla scoperta e l’esplorazione iniziale fino all’apertura dei siti e al dialogo con gli interlocutori istituzionali.
Nel 2000 nasce l’associazione culturale, nel 2005 nasce la Srl, che è un’evoluzione dell’associazione: quando ci siamo accorti che c’era margine per attività professionali che l’associazione, per sua natura, non avrebbe potuto soddisfare, ci siamo strutturati in una realtà professionale in grado di rispondere a esigenze tecniche su scavo, cantieri, consolidamento. Così nel 2005 nasce Roma Sotterranea Srl, come spin-off professionale dell’associazione.
In questi 26 anni siamo cresciuti per adeguarci sempre di più alle richieste dell’ambiente in cui operavamo. Non essendo una cooperativa archeologica né uno studio di ingegneria in senso stretto, ma un gruppo di appassionati che comprende al proprio interno anche archeologi, ingegneri, geometri, abbiamo dovuto fare un grande sforzo per essere riconosciuti dalla comunità accademica e della ricerca. Dal semplice entusiasmo e dalla curiosità di scoprire, ci siamo dovuti formare, investendo sia in corsi — per acquisire la formazione necessaria a operare come realtà professionale, penso ai corsi per ambienti confinati o ai corsi di formazione per il rischio alto, fondamentali per operare in sicurezza — sia dal punto di vista tecnologico, perché è importante restare al passo con gli strumenti software necessari a documentare questi siti: laser scanner, stazioni totali, georadar, e tutto ciò che serviva. Questo ci ha consentito, piano piano, di acquisire credito, farci un nome, costruire un curriculum e continuare a operare nel settore come associazione culturale.
Parlo dell’associazione culturale, non della Srl: continuiamo in maniera volontaria, non professionale, a dare un contributo allo studio e alla conoscenza dei sotterranei. In questi anni possiamo citare diverse campagne che hanno contribuito a rafforzare il nome e la fama di Roma Sotterranea come associazione culturale. Penso allo studio di Veio-Campetti, uno dei primi che abbiamo condotto, con lo scavo di alcuni pozzi. Poi c’è stato uno studio importante alle Terme di Caracalla, dove abbiamo ritrovato le latrine e, al loro interno, una quantità incredibile di materiale — perché, si sa, quando si va al bagno spesso si perdono degli oggetti, e gli scarichi sono estremamente importanti dal punto di vista archeologico. In questi anni abbiamo portato avanti anche uno studio sistematico della Cloaca Massima, la fogna monumentale più grande del mondo antico, meravigliosa, con diverse pubblicazioni. E poi tante altre campagne di scavo, tra cui, non ultima, quella nella città antica di Aquino, che portiamo avanti con l’Università del Salento ormai da cinque anni e che ci ha dato tantissime soddisfazioni.
Se si procede in maniera sistematica, con un metodo, si può tranquillamente operare nel campo archeologico anche come associazione culturale, e ottenere ottimi risultati.
I progetti più emozionanti: Villa Medici, il Vittoriano, il Colosseo
Ci hai raccontato delle tecnologie e delle campagne di scavo: tutto molto affascinante. Ma qual è stato il progetto che ti ha emozionato di più? Quello scatto nella storia di Roma Sotterranea che ti ha fatto battere il cuore, dicendoti “qui stiamo facendo qualcosa di veramente importante”?
Ce ne sono stati diversi, perché in ogni epoca storica dell’associazione i vari sotterranei e le varie scoperte venivano vissuti con occhi diversi. All’inizio i progetti erano estremamente emozionanti; poi, dopo aver visto tanto, diventa difficile riuscire a farsi sorprendere. Dopo vent’anni di speleologia — non solo a Roma, ma anche all’estero, in Giordania per esempio, a Petra, e in altri luoghi — arrivi a pensare di aver visto tutto il possibile e l’impossibile, che niente possa più stupirti. E invece, ogni tanto, qualcosa arriva comunque.
All’inizio della nostra storia, sicuramente uno dei primi rilievi importanti è stato quello sotto Villa Medici: una rete enorme, labirintica, di sistemi idraulici per l’approvvigionamento delle acque e dell’aria delle ville che sorgevano dove oggi c’è Villa Medici. Quell’esplorazione è stata molto emozionante, proprio per la dimensione di quegli ambienti. Credo sia stato il primo lavoro davvero appassionante.
Il secondo è stato lo studio dei sotterranei del Vittoriano. Il Vittoriano, all’interno, è cavo e nasconde una quantità di sotterranei che furono consolidati per la costruzione del monumento in superficie, e che vennero poi trasformati in rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale. Accedere a quel rifugio, vedere il piccolo avamposto della Croce Rossa Italiana, leggere sui mattoni in laterizio le firme di chi vi si era rifugiato, con i loro commenti — tra cui “abbiamo tanta fame”, con le date dei bombardamenti, oppure “i gatti neri sempre veloci”, che era il nome di un corpo dei vigili del fuoco — è stato davvero emozionante: un vero salto indietro nel passato.
L’ultimo progetto che ci ha dato moltissima soddisfazione, stavolta un progetto della Srl, è stato lo studio dei condotti idraulici del Colosseo: lo scavo per capire come venivano realizzati i drenaggi, quali ossa animali vi si trovassero, quali animali fossero presenti, e per studiare tutte le evidenze archeologiche rimaste “congelate” in una massa di fango. Una volta liberata quest’area e completato lo studio archeologico, ci siamo occupati dello studio ingegneristico: capire come il Colosseo venisse eventualmente allagato, e come venisse drenato tramite una serie di condotti costruiti in epoca flavia — quindi contemporanei al Colosseo — ma in alcuni casi anche precedenti, di epoca neroniana, a testimonianza dei sistemi di drenaggio dell’antico lago di Nerone. Credo sia stato l’ultimo lavoro davvero molto interessante.
Tra le tante cose che ci hai raccontato, colpisce molto la storia dei “gatti neri” legati ai vigili del fuoco: non è qualcosa che si conosce comunemente.
“Gatti neri sempre veloci” era un corpo speciale dei vigili del fuoco. Probabilmente anche loro si erano rifugiati in quei sotterranei e avevano firmato sui mattoni. Ci sono una quantità di scritte incredibili, molto forti, perché raccontano lo stato d’animo delle persone che si trovavano in quei rifugi, in attesa che finissero i bombardamenti. Ma non solo scritte: anche oggetti di uso quotidiano, come forcine, resti di bottiglie di medicinali. Vederli al buio, scendendo nel sottosuolo, è un po’ come entrare in una macchina del tempo: ti riporta indietro in maniera molto forte, molto immediata.
Il valore strategico del sottosuolo
Nel nostro settore siamo abituati a pensare al sottosuolo soprattutto come risorsa: con il sovraffollamento delle città e la saturazione della superficie, si vorrebbe restituire spazio in superficie alla cittadinanza e spostare sottoterra energia, trasporti, infrastrutture. Qual è, secondo la tua esperienza, il valore strategico principale del mondo sotterraneo? Perché è così importante spiegarlo alle persone?
Prima di tutto è importante tutelare i sotterranei: questa è la prima fase. Molti di questi luoghi sono stati scavati in passato per necessità — l’estrazione di tufo o pozzolana per le costruzioni in superficie — oppure sono diventati sotterranei successivamente, per l’innalzamento del livello del terreno: domus, acquedotti e così via. Oggi, senza manutenzione, rappresentano un problema per la comunità, perché le piogge, le infiltrazioni delle radici, i piccoli terremoti, la rottura delle reti fognarie o idriche possono trasformarli in grandi voragini e dissesti. Basti pensare agli alberi le cui radici crescono sopra le cave: hanno radici molto superficiali, crescono a dismisura — pensiamo ai pini — e possono crollare, creando disastri. Il sottosuolo va monitorato e, dove necessario, recuperato, proprio per evitare che in superficie si arrivi all’apertura delle strade, ai crolli, e ai disagi di chiusure che durano mesi, se non anni, come è successo per esempio a Cinecittà e in altre situazioni.
Quindi, prima di tutto, studio e monitoraggio preventivo per evitare il dissesto. Poi, secondo me, è fondamentale la fase di recupero, cioè la restituzione alla comunità: dove è possibile, si può trasformare quella che è una criticità in una straordinaria risorsa, restituendo alle generazioni future una parte della nostra storia. Lavorando sulla monumentalizzazione, si possono creare le condizioni per una fruizione turistica di questi siti. Ci abbiamo provato, e un esempio sono i Laghetti di Claudio: nel 2005 siamo entrati come esploratori, li abbiamo studiati, poi abbiamo sviluppato un progetto di apertura al pubblico, con particolare attenzione alle norme di sicurezza e di fruizione. Circa quattro anni fa siamo finalmente riusciti ad aprirlo al pubblico, ed è un luogo che oggi accoglie decine di migliaia di visitatori all’anno: la gente, quando esce, resta sbalordita da questo mondo così delicato e affascinante, che nessuno immaginerebbe a quindici metri sotto il centro di Roma.
I volontari e la sicurezza
L’associazione conta molti volontari con competenze diversificate. Qual è il filo rosso che vi guida, la motivazione che vi porta come squadra a continuare non solo a esplorare ma anche a divulgare questo tipo di risorse a persone esterne? E come garantite la sicurezza negli ambienti sotterranei?
Il filo rosso che guida i nostri associati è unicamente la curiosità, la passione, l’entusiasmo per questo mondo: la necessità di scoprire, di indagare, che è il motore che ha mosso i soci fondatori fin dall’inizio ed è rimasto lo stesso anche per i nuovi soci. Chi si iscrive a Roma Sotterranea e frequenta i corsi lo fa perché ha il desiderio di indagare il mondo sotterraneo, esplorarlo, documentarlo, e anche partecipare a scavi archeologici.
Per quanto riguarda la formazione dei nostri volontari, seguiamo un percorso graduale di avvicinamento al sotterraneo: non li portiamo direttamente sotto una cava o un acquedotto. Iniziamo con corsi introduttivi, in cui possono avere un’infarinatura sulla tipologia degli ambienti e sulla teoria della genesi della Roma sotterranea, seguiti da lezioni pratiche in cui li portiamo a scoprire luoghi non aperti al pubblico. Questo è il primo corso introduttivo: se il feedback è positivo, e la persona si trova bene in un ambiente ipogeo — cosa non scontata, perché la curiosità non basta, e una volta dentro potresti anche scoprire che non è il luogo più adatto a te — allora diamo la possibilità di accedere a un secondo corso, quello base, dove vengono erogati i corsi di formazione per ambienti confinati, il primo soccorso, e le prime nozioni di scavo archeologico. A quel punto iniziamo a prepararli seriamente al loro percorso nei sotterranei, ma sempre con una formazione importante: non si manda nessuno allo sbaraglio. Bisogna avvicinarsi piano piano agli ipogei, agli ambienti sotterranei, con molta attenzione, perché sono comunque luoghi che comportano dei rischi. Quindi sì all’entusiasmo, ma sempre ragionato.
Un ricordo d’infanzia: la Grotta di Santa Barbara
Unendo le tue origini sarde all’ambiente in cui hai costruito la tua attività professionale, hai qualche aneddoto o ricordo d’infanzia legato a Santa Barbara?
Sì, certo. Santa Barbara è la protettrice dei minatori, dei luoghi sotterranei. Ho un ricordo bellissimo legato a una grotta meravigliosa, la Grotta di Santa Barbara, che si trova all’interno della miniera di San Giovanni — una delle grotte più belle che si possano trovare dentro una miniera, tra l’altro scoperta in maniera del tutto casuale. I minatori che lavoravano alla miniera di San Giovanni stavano scavando un fornello per risalire e cavare materiale — la cosiddetta galena, piombo, argento, ferro — e a un certo punto hanno forato qualcosa: sono entrati e si sono trovati dentro un geode, una grotta completamente sigillata, dove un tempo scorreva acqua mineralizzata calda, piena di concrezioni gigantesche, tra cui quella che credo si chiami la “rosa del deserto”. Concrezioni bellissime, davvero enormi, racchiuse in questa piccola bolla, in questo geode. Da ragazzino andai a visitarla — tutte le scolaresche, all’epoca, visitavano la Grotta di Santa Barbara — e conservo ancora questa memoria, che forse, in qualche modo, ha influenzato il mio percorso.
La domanda finale: psicanalizzare un personaggio della Roma antica
Una domanda che facciamo a tutti i nostri intervistati, ma che di solito non scriviamo mai: sapendo che hai una laurea in psicologia, se potessi esplorare la mente di un personaggio della Roma antica, chi vorresti psicanalizzare?
È una scelta difficile, perché ci sono diversi personaggi controversi nella storia — sicuramente nella fase finale, più combattuta, della tarda Repubblica, quella che porta alla sua caduta. Ma se devo scegliere, credo che la figura più importante sia Cesare: torniamo sempre lì. Ci sono diversi personaggi interessanti, ma Cesare, da quel punto di vista, è stato un uomo assolutamente strategico, astuto. Su alcune sue scelte importanti resta sempre il dubbio del perché siano state fatte proprio in quel momento, e se avesse già in mente una visione precisa del futuro — di quello che sarebbe poi diventato l’Impero. Su questo mi piacerebbe avere la macchina del tempo e fare una seduta di cinquanta minuti con Cesare sul lettino, per capire davvero cosa avesse in mente.
Esiste anche un altro personaggio, meno conosciuto, di quell’epoca: Publio Clodio Pulcro, una figura molto discussa, soprannominata “la scimmia di Cesare” perché era un suo uomo, presente a Roma quando Cesare si allontanava per le sue campagne, come quella gallica. Chi vorrà approfondire troverà anche un bel libro su di lui: era un patrizio che non riusciva a diventare senatore, e chiese a Cesare di fare qualcosa che non era mai stato fatto — la transizione da patrizio a plebeo. Si fece adottare, dicono le fonti, da un uomo di rango inferiore, cambiò il proprio nome in Clodio e divenne tribuno della plebe: non potendo diventare senatore, decise di esercitare comunque il proprio potere contro il Senato romano, contro l’oligarchia. Altrettanto importante è sua sorella Clodia — la Lesbia di Catullo — e insieme, fratello e sorella, portarono avanti diverse azioni non proprio pulite, nel periodo in cui era presente anche Cesare. Sono i personaggi che più mi incuriosiscono della storia antica.
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